lunedì 16 gennaio 2012

Il tumulto



assaggerò il sangue delle masse stanotte


parole scritte velocemente, che graffiano la pergamena come fosse la pelle indifesa di un torturato a morte.

stanotte ci si rivolta al sistema, stanotte si fa giustizia ..


L'inchiostro è sbavato in più punti, qualche spazio saltato, qualche errore grammaticale qua e là. La mano tremola, l'adrenalina in circolo. La lampada oscilla sopra la sua testa, quasi al piano superiore stessero saltando con tutte le loro forze per farlo. Invece no. Invece sono i passi della gente che si sta accalcando nella piazza principale, fiaccole e forconi alla mano. Gira voce che qualcuno, tra i più ricchi, abbia anche della polvere da sparo.

questo governo mi fa schifo. Tradimenti, politici che vanno a letto con le donne. Questo governo mi fa schifo. E io rimasto solo, qui, fuori, al freddo dell'Inverno. Mentre loro brindano col vino speziato e si danno alla pazza gioia.


Puah!
Uno sputo, sul legno della scrivania. Un agitarsi dei piedi, che il ragazzo muove perchè non s'intorpidiscano. Il crepitio della fiamma che languida divora un misero ceppo di legno posto sotto la struttura del camino. Le pareti ruvide, mal fatte, di una casa nella periferia della città. Ancora ombre, che entrano indistinte dalla finestra sulla piazza. Un vociare che si diffonde, qualcuno che batte sulle imposte, bestemmiando ed inveendo contro chissà quale Dio.

la colpa è solo degli uomini. Troppo peccato - troppo - per Dio. Un'esagerazione, una libertà, che viola il suo creato. Dio ci odia, con tutto il suo misero cuore. Dio non ha parole. E non spreca di certo fulmini per noi, stupidi, che diamo fiducia a dei miseri politicanti che non sanno tenere in mano una spada e non fanno nemmeno l'elemosina. 
Con tutto quello che paghiamo in tasse.
Ancora urli fuori dalla finestra, voci che si disperdono nella sera. Il sole è sceso presto oltre le colline, oltre le mura, lasciando spazio volentieri ad una volta stellata. Offuscata da qualche nuvola, e dalle fiamme aranciate delle torce che i contadini brandiscono contro il cielo, e contro la casa di qualche nobile. Ancora il tumulto non si muove, ancora non si dirigono verso il centro della città.


sarà un'epoca dura. Un'epoca fatta di Caos, di anarchia, la quiete prima della Tempesta. Metteremo a ferro e fuoco la città, saccheggeremo chi dell'oro ha fatto motivo di vita. Annienteremo chi ancora crede nell'armonia, andremo contro ogni legge ed ordine, per rivendicare la città sino ai confini detenuti dal regno. Ci espanderemo, domineremo su tutte le terre, conosciute e non. Un potere che avrà il beneplacito del Dio, nostro, e di tutti gli Dei che incontreremo sul nostro cammino. Il potere fa gola a tutti, è un po' come il sangue .. che assaggerò


Riposa la mano, Khansel, rotea un poco il polso, intinge il pennino nella boccetta di nero inchiostro. Si gratta il mento, la fronte corrucciata.


d'altra parte - così dissero - c'è chi nasce conte, e chi nasce cane.


S'alza, scosta la sedia. Lascia la pergamena sulla scrivania, e si volta. Afferrato un lercio mantello di pelliccia scura, apre la porta: lì fuori un mondo.
Se vuole .. è suo. Il tumulto lo afferra, lo stringe, quasi fosse una persona unica. Si trova invischiato tra la gente, qualche bambino affamato e qualche donna vogliosa solo di farsi vedere dal paladino di turno.



'ma non finirà qui. Non stasera', sussurra tra sé e sé. Pregustando il sapore del potere e del sangue avversario in bocca.